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Alboraletti Enrica
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E la terra
in crepe fenditure di fuoco accese
bruciano
le speranze le attese
d’esseri spogliati dal tutto che avevano
Solo parole volano
in un cielo bigio dall’aria rarefatta
pesante al respiro
Neppur la’ sotto quercia la frescura mi giunge
E di nero
d’un tratto l’orizzonte si tinge
non di temporale
di tempesta
senza al finire l’arcobaleno
E’ cattivo disumano anche il cielo
La terra si ciba del suo mondo
l’aria si scatena risucchia
il fuoco rende solo ceneri
e l’acqua
la chiara fresca limpida acqua
e’ torrente che scava svuota
trascina la vita in un mare ferito malato
Se li ascolti urlano dolore
Loro erano vita
ora sono troppe volte solo morte...
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
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Una visione catastrofica. (Francesco Rossi)
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