L’orto abbandonato
Anche l’elianto tuberoso par aprir
tristemente quei suoi gialli occhi
piante lì nel tempo nate e figlie
di fiori di un passato che belle
ornavano a settembre di mio padre
l’orto nella stagion compagne
Compagne della lì rossa dolce
uva americana a mia madre cara,
allora l’albicocco già secchi colmi
di doni di gialle succosa polpa
dati, oh cari mani alla raccolta
Ricordo intante, mani di cui ora
mancan nella mia vecchiaia tarda
Le carezze, or come le care mani
tutto morto abbandonato all’incuria
del tempo ed alla vil dimenticanza
mia: secche le piante pur morti
i prugni dai violacei frutti ed altro
aiuole di morta terra la sete lor
sol la pioggia placa, non più
verdi verzure e quelle colorate
nel folto del fogliame degli elianti
che dell’orto bloccano l’entrata,
quel cancello divelto arrugginito,
di veder cerco da lontano antichi
segni cari del passato, e questi
tristi fiorni a me sembrano parlare
“Perché non entri perché il passo
non muovi?” ed io fermo so conosco
al mio muto dire qual sarebbe poi
di questi tristi elianti la risposta
immemore alla tua vil dimenticanza
Noi facciamo a impedir ancor altri
oltraggi nei mesi di settembre sentinella!
©
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
La bacheca della poesia
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Inedite immagini in poesia di bella lettura (Silvia De Angelis)
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