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Comicita' 18 settembre 2018 · lettura 3 min · 830 letture

Il telefono

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gabriele vacca 162 poesie pubblicate
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Il congegno telefonico invenzione perfetta senti chi parla distante come fosse presente: il suo potere magico mette in linea diretta i discorsi più strani in ogni sito esistente: il suo trillo è gioioso ed imprime all’ambiente un momento festoso ma... tante volte noioso. Squilla il telefono in qualsiasi momento: se sono indaffarato vado quasi scocciato sull’antica angoliera dove trilla incessante e mentre allungo la mano lo squillo è già cessato. Facendo i passi a ritroso torno alle mie faccende e alquanto inviperito penso che il farabutto aveva troppa fretta oppur si è divertito a imitar la civetta il maledetto cornuto. "Mi rimetto a sedere riordinando la mente": "prendo in mano la penna perché l’estro mi assilla: ma nel preciso istante il crudele apparato di nuovo forte squilla": "vado tutto arrabbiato attraversando l’ambiente": "Pronto! dico d’un fiato sulla vecchia cornetta mentre ascolto impaziente". "Buongiorno signor Qwai scusi se la disturbo è il Call Center di SKY che le propone un affare": "siamo i primi nel ramo non ci sono confronti con le varie emittenti": "noi le possiamo fare l’offerta interessante che non può rifiutare". "Pronto!... Pronto! "La smetta di ciarlare e resti un poco zitta così posso spiegare se m’interessa l’affare": Lei è troppo rapita da ciò che deve dire non sia così agguerrita e cerchi di ascoltare o resterà stupita se prima di finire senza badare a spese con il viaggio pagato la mando a quel paese": "riprovo ad agganciare ma è già pronto a squillare". "Pronto! chi parla da quel lato se non sono indiscreto?" "vi avverto innanzi tutto che sono già adirato e prego di agganciare al più presto assoluto senza starmi a spiegare della solita offerta o di un viaggio da fare nel paradiso sperduto di un silente isolotto": "ma una voce infuriata mi zittisce del tutto". "Ma sei impazzito"? Urla dall’altro lato lasciandomi allibito un mio caro cognato: "non ho ancora capito perché sei adirato": "ti sei forse svegliato già caduto dal letto o sei stato aggredito dalle unghie del gatto?: "quando ti sei calmato e il livore è finito ricordati anzitutto che sei stato chiamato". " Pronto! "rispondo sbalordito mentre sento, stizzito la cornetta abbassata": "ma seppure avvilito non mi sento sconfitto prendo il cavo inserito e lo tengo staccato": "non l’avessi mai fatto quell’errore fottuto". "Quante volte ti ho detto di lasciarlo attaccato dice "Lei" adirata non appena tornata": "tante volte ho chiamato per l’aiuto sperato mentre stavi sdraiato sul divano in velluto": "ora vai difilato a comprare il prosciutto o quest’oggi al convitto resterai all’asciutto". "Mi preparo paziente per l’uscita stressante ma il congegno fetente si rimette a strillare sollevo il ricevente e già sento gridare": "ma che figlio incosciente che si fa supplicare": "rammenta seriamente che mi devi chiamare se vuoi far l’assistente di una madre ansimante": "sono brava e clemente solo quando ti pare": "ha richiuso il contatto e mi sento avvilito". "Il telefono, in casa porta grande vantaggio": "con la minima spesa puoi mandare un messaggio o sentire un oltraggio per la gara contesa": "si può fare un sondaggio su svariate opinioni": "se l’adoperi alquanto va pagato in soldoni e sostieni frattanto che son tutti ladroni.
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L'autore
gabriele vacca

Gabriele Vacca è nato a Villamar pr. di Cagliari nel lontano 07 07 1934, ha frequentato la scuola d'obbligo con ottimi voti. Da 11 a 13 anni ha fatto il manovale nell'edilizia, poi ha praticato per 4 anni la bottega per mobili su misura, diventando un affidabile mobiliere. All'età di 27 anni ha emigrato in Svizzera, do

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Ma quando non cera il telefono come vivevamo? (Francesco Cau poeta dislessico)

Commenti (1)

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Antonio Terracciano18 settembre 2018

Armoniosa, simpatica e allo stesso tempo realistica questa poesia del Vacca, che mette l’accento sulle gioie e sui dolori del telefono. Come argutamente egli nota, sono ben più le telefonate inutili che dobbiamo sorbire che le comunicazioni importanti, le quali anzi, per qualche disguido, a volte vanno perse... Come già succedeva, con i primi telefoni, a Proust e a Freud, anch’io divento spesso ansioso quando squilla quell’aggeggio, statisticamente più fastidioso che utile!