Il doppio smarrito
Pasquale Lettieri
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Persi il dono dell’amore
e lo stato di grazia
mentre stavo seduto
su di una sdraio in un prato verde
sotto l’oscuro empireo
ammantato da brillante
stelle e da una gravida luna
che orgogliosa splendeva
indossando la gialla corona
forgiata dal riflesso del sole,
dal fascinoso vestito bianco che indossava
e dalla collana dai pendenti nebulosi,
fumosi sogni.
Piansero le rose nel rosario,
le lacrime scivolarono sulle verdi
appuntite lingue delle foglie,
furono presto assorbite dalla terra;
Tutto si dissolse in poco tempo,
la nebbia venne spazzata via dal vento.
Il grillo verde dentro al cuore smise di saltare, sparirono le farfalle dalle visceri,
il fracasso del treno sui binari,
il profumo del desiderio,
l’ansia dell’arrivo alla stazione;
Solo il rumore delle fredde acque del mare
dell’isola di pietra mi fecero compagnia,
il viso dell’amore si sciolse come cera,
perfino un angelo, smarritosi
nelle nuvole dei pensieri,
dei rimpianti, lasciò cadere dai grandi,
celesti occhi
una lacrima di sale.
In un attimo cadde il costruito,:
il tubare delle tortore,
l’ammaliante voce del richiamo,
il versato con amore,
la gioia dell’incontro,
il calore della mano nella mano,
il sale del mare soffiato dal vento sui visi."
Non guardai la fine;
accecato dal dolore
non mi voltai indietro,
ebbi paura di finire come Sara
moglie di Lot nipote di Abramo
che per guardare la distruzione
del nemico dell’amore
divenne statua di sale.
Avanzai il passo verso me,
senza esitazione;
persi l’altro,
il doppio, l’ombra;
il riflettermi in un baleno svanì;
Questo, incurante sciolse il nodo
del legame.
©
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L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
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