Acqua ri celu
Un gnornu pareva cent’anni
’ntà ddì cuntrati strani
erumu comu marvizzi riuni
all’arba di nu ‘nvernu duru.
M’abbruciava l’arma a viriri.
tuttu ddu sangu
e tutti ddi morti ‘nterra.
Chiuveva ...
e l’acqua – m’annu sempri rittu -
ca lava tutti i cosi,
ma ddi morti parravanu
ri spini e di chiai ‘nta la carni
comu ‘n’aceddu ‘nchiummatu
e ‘nte drichi carutu.
Chiuveva tannu...
e chiovi ancora
e u me pinseri torna
sempri a ddi morti ‘nterra.
traduzione:
Acqua di cielo (pioggia)
Un giorno sembrava cent’anni
in quelle contrade straniere
eravamo come tordi digiuni
nell’alba di quel duro inverno.
Bruciava l’anima al veder
tutto quel sangue
e tutti quei morti per terra.
Pioveva...
e l’acqua – m’hanno sempre detto -
lava tutte le cose
ma quei morti parlavano
di spine e di piaghe nella carne
come un uccello impiombato
e tra le ortiche caduto.
Pioveva allora...
e piove ancora
ed il mio pensiero torna
a quei morti per terra.
©
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Commenti (1)
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poeta per te zaza25 settembre 2018
Il retaggio, negli echi della memoria, di terribili ricordi come questo di guerra e di morti violente intorno al protagonista che, illeso, ce ne può parlare, è un rivivere l’orrore ma nel contempo è catartico… Mentre “bruciava l’anima” alla vista, ai suoni disperati intorno a lui oltre ai crepitii delle armi, la discesa della pioggia – l’acqua – che dovrebbe lavare … Si capisce che il pensiero ritorni in cerchi concentrici a quei nefasti ricordi. Sono indelebili.

