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Uomini 24 settembre 2018 · lettura 1 min · 362 letture

Acqua ri celu

Rasimaco 1768 poesie pubblicate
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Un gnornu pareva cent’anni ’ntà ddì cuntrati strani erumu comu marvizzi riuni all’arba di nu ‘nvernu duru. M’abbruciava l’arma a viriri. tuttu ddu sangu e tutti ddi morti ‘nterra. Chiuveva ... e l’acqua – m’annu sempri rittu - ca lava tutti i cosi, ma ddi morti parravanu ri spini e di chiai ‘nta la carni comu ‘n’aceddu ‘nchiummatu e ‘nte drichi carutu. Chiuveva tannu... e chiovi ancora e u me pinseri torna sempri a ddi morti ‘nterra. traduzione: Acqua di cielo (pioggia) Un giorno sembrava cent’anni in quelle contrade straniere eravamo come tordi digiuni nell’alba di quel duro inverno. Bruciava l’anima al veder tutto quel sangue e tutti quei morti per terra. Pioveva... e l’acqua – m’hanno sempre detto - lava tutte le cose ma quei morti parlavano di spine e di piaghe nella carne come un uccello impiombato e tra le ortiche caduto. Pioveva allora... e piove ancora ed il mio pensiero torna a quei morti per terra.
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Commenti (1)

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poeta per te zaza25 settembre 2018

Il retaggio, negli echi della memoria, di terribili ricordi come questo di guerra e di morti violente intorno al protagonista che, illeso, ce ne può parlare, è un rivivere l’orrore ma nel contempo è catartico… Mentre “bruciava l’anima” alla vista, ai suoni disperati intorno a lui oltre ai crepitii delle armi, la discesa della pioggia – l’acqua – che dovrebbe lavare … Si capisce che il pensiero ritorni in cerchi concentrici a quei nefasti ricordi. Sono indelebili.