La maschera che porto
Andrea Sargenti
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Una bugia, un inutile vuoto.
Scuoto queste inutili ossa
le mani applaudono al cantautore stonato.
Scrivo tra le pagine di un diario
un sorriso dispiaciuto.
La machera che porto
carnevale della vita, la mia vita.
Guardami felice, leggimi triste.
Ma la tristezza è un dono,
nasconde le increspature del tempo
questa maschera che porto.
Guardati, guardami
non leggermi
non odorare la mia follia
nella maschera che porto.
Spengo le luci
riflettori, candele votive
aspetto il silenzio
della maschera che porto,
non ho vestiti da indossare
solo parole astute
che nemmeno io posso domare
nella maschera che porto.
Ho un ultima invenzione
per scrivere di tempi ancora da venire,
camminare a piedi nudi tra la pioggia
osservando le goccie di colore amaro
che lente scorrono sul mio viso
su questa maschera mai indossata.
Non sono triste, non sono felice
sono solo un ubriaco paradosso di me stesso
che aspetta l’alba
dopo ogni tramonto,
che scrive frasi, strofe
senza schemi e senza rime
per respirare ancora
il profumo della vita.
©
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L'autore
Andrea Sargenti
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Complimenti Andrea. (Francesco Rossi)
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