Di tanto strazio (A mio padre)
Pasquale Farallo
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Da principio
fu molto dura la salita
tu prima di me
ed io dopo di te
poi noi due insieme
ansimando per la via.
Il castello era vuoto
quando venisti al mondo
poi arrivò l’inverno
portando le sue croci.
Di tanto strazio
mi rimase solo il volto
di un leone stanco
esangue e sofferente
che insegue la sua mèta.
Un docile agnellino
sbranato senza colpa
fu la mia pena
più grande della sera.
Ed ora
al basire del tempo
avrei diritto anch’io
a un po’ di comprensione
in questo nostro mondo
senza alcuna commozione.
Per quanto tempo ancora
mi trascinerò impotente
per questi avari lidi
senza voce né tempo
e senza sponde?
Sono stanco di urlare
a chi pare che si volti
e che mi ascolti
ma non risponde.
Cerco una ragione profonda
per continuare a lottare
tra una moltitudine di gente
e di cattivi presentimenti
Vorrei una leggera brezza nel cuore
che mi faccia sentire com’ero
libero dai fardelli
e assai più leggero
come quando ero bambino
e correvo a perdifiato
nei prati sconfinati,
poi mi accasciavo stanco
beandomi della vita
e di quell’aria pura e rarefatta
che avidamente respiravo
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L'autore
Pasquale Farallo
La poesia mi incanta, mi affascina, mi esalta, mi accompagna, è lo specchio della mia anima, perchè mi fa sentire vivo. Essa è l'unico modo, a me più congeniale, che mi permette di esternare le mie sensazioni, le mie emozioni, anche le più profonde e recondite, rendendo possibile condividerle con gli altri. La poesia p
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