Paradiso di sofora
Paradiso di sofora
allora io vidi
consolata aridità
l’idea di suffragare
si dispose insonne
al corteo
di sventurato digiuno
i sogni incompleti
vacillavano ispidi
e pian piano
l’aria sapor avorio
riempiva il freddo
si accostò il passo
di uno sguardo disabitato
come invadente tenebra
in recintata collera
strappandomi furtivo
l’indole profonda
distesi un rauco silenzio
sporcando la bocca
di avvezze rose
la lingua mordeva le spine
un latrato sanguinante
socchiuse i miei occhi
non fui più
un uomo terso
ma mi ostino a pensarmi quì
come l’incidente di un addio
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Sincity
Commenti (1)
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Aledam11 dicembre 2007
Sofora: una pianta bellissima, soprattutto quella piangente a cui mi piace pensare di rimandare i tuoi sofferti versi.
