Tutto quanto, e poi
Francesco Falconetti
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Penso spesso alle tue erre (arrotate) sugli scalini silenziosi di una chiesa,
mentre dai una ragione sensata al tuo virgolettato,
sistemando, col garbo dei principianti, le domande ai tanti perché, senza risposta.
E’ nella tua speranza di attese migliori,
di concerti jazz su clavicembali in rosa e sax,
dritte sulle suole da ginnastica arruffate dalla noia
dei tuoi compagni che, così tanto, si divertono ad opporsi ai tuoi improponibili perché
che fanno così strano (ma cosa c’è di strano?)
sempre riuniti davanti ad un desco di satelliti, a dire: no!!
- ma sì, dai, perché ... forse non è proprio il caso, sai? -
E tu, invece, che cerchi consolazione tra le facce di plutocratici dottori,
che si scuotono, lesinando inviti,
e non capiscono che è solo un sogno quello che cerchi
tra quelle pagine d’infinite domande
e sorrisi, così sottili, da sembrare petali abbozzati,
noi che siamo così astuti a decidere
quando un sogno s’illumina o si spegne
o ha solo il tempo, stentato, di tingere un’unica notte, di stelle,
che ti permetta d’andare via lontano, di capire
tutto quanto, e poi.
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L'autore
Francesco Falconetti
A volte, così docile, mi lascio cullare. Questo mutevole vento (che talvolta ritorna), mi trasporta, così lontano.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Significativo( tanto su cui riflettere):bel testo (Lia)
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