Così
Francesco Falconetti
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Ho, spesso, ascoltato il ritmo àfono del mare,
tra conchiglie abbandonate sulla sabbia
ed onde, arrese, al blu profondo del non ritorno.
Ho respirato il sapore salmastro
del vento di maestrale, che mi rigava così preciso il volto
con il pallido dolore del tramonto,
ancòra arso di malinconia.
E mentre ti guardo, con la tristezza dei tanti addìi
e la solitudine che porto sempre in tasca,
lei che, come neve, l’ha donata a me,
confusa tra cristalli d’attese
ed anni di certezze dei tanti perché senza risposta,
ora che nulla più mi consola.
Trafitto l’orizzonte ho virato ad ovest,
rondine stanca che, muta, si riposa,
accovacciata nel suo nido, umido dal pianto
delle tante stagioni passate in volo, mai libero, né assolto,
schivando, imperfetto, le cortecce degli alberi del melo
che si piegano, arrese, all’ultimo temporale d’aprile,
mentre il sole spegne l’ennesima aurora.
Così.
©
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L'autore
Francesco Falconetti
A volte, così docile, mi lascio cullare. Questo mutevole vento (che talvolta ritorna), mi trasporta, così lontano.
La bacheca della poesia
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...gran bel testo, Francesco... (Lia)
Sentita, coinvolgente e suggestiva (Antonella Garzonio)
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