Poviru paisi miu
Poviru paisi miu
svinturatu e senza sciatu ti lassaru.
Ricordu ancora quannu partiu
unni c’erunu i rosi
ora ci sunnu ddrichi e spini
p’essiri ‘ncimiteru
ammancunu i cruci sulu.
Avanti e arreri vaju
caminu ‘ntà sti strati
chiamannu ora a Cicciu
ecchiùddà a peppi
ma u silenziu sulu m’arrispunni
quannu da mè uci tonna u ribbummu.
Traduzione:
Povero paese mio
sventurato e senza fiato t’hanno lasciato.
Ricordo ancora quando son partito
dove c’erano le rose
ora ci sono ortiche e spine
per esser un cimitero
mancano solo le croci.
Vado avanti ed indietro
cammino per queste strade
chiamando qui Francesco
e più in là Giuseppe
ma il silenzio mi risponde
quando della mia voce giunge l’eco.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Delusione e sconforto. Molto bella sf. Saluti (Alberto De Matteis)
Che tristezza! Ritornare al paese na natio e (Sara Acireale)
trovarlo molto degradato. È una delusione (Sara Acireale)
Scusa il refuso (Sara Acireale)
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Alberto De Matteis27 novembre 2018
Povero il mio paese, amaramente esclama il bravo e sensibile Autore nel rivedere quel suo paese molto diverso. Dove c’erano le rose ora ci sono soltanto ortiche e spine e se chiama per nome gli amici di una volta gli arriva unicamente l’eco del silenzio. Bei versi nel ricordo delle proprie origini scritti con la penna del cuore.

