Aghi
poeta per te zaza
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Eri sceso dall’ultimo vagone,
le spalle curve come un peso addosso,
il treno in lontananza,
la stazione.
Lo sguardo a indicarle l’obiettivo:
un tratto di cammino,
e via con gli aghi appuntiti
dentro,
circondati dagli aghi
di pineta
e rabbuiato il cielo vi guardava;
si parlava di un voi senza futuro
e ti spegnevi a tratti nell’ascolto
che si perdeva nell’acqua che cadeva,
e in quella nuova pioggia,
a stille riflettevi:
Che di noi nel destino?
Chi sa dove?
E vi vedevi osservati da una nube,
quella ancora d’un chiaro opalescente,
non velata,
che avrebbe individuato due figure
d’anime sperse con quegli aghi dentro
- e intorno -
nel mondo d’una pineta sconosciuta,
arresi alla coscienza
la più alta
a lacrimare
col favore della pioggia
che dolce carezzava,
aspergeva,
quei visi tersi,
tesi
in oblazione.
©
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L'autore
poeta per te zaza
È il tuo sorriso orgoglioso e privato maestoso e prezioso d’istinto che appare manifesto sul viso quando fai del tuo impegno un valore. *** «Non chiederti mai il perché del livello del tuo cielo: è merito o colpa tua.» **** Perché "poeta per te zaza"? Zaza – così mi chiamava mio fratello Paolo da piccolo, p
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