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Dialettali 11 dicembre 2018 · lettura 3 min · 924 letture

Trattenenno er fiato dentro ar petto

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dionisio moretti 138 poesie pubblicate
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Quando che scenno giù a Santa Lucia sarà fatale,...me se ‘llarga er core sarà che tocco ‘n ramo, sfioro ‘n fiore, sarà che so’ stregato da la via. Guardo la “Scala der Diavolo” da sotto e penso a quanno che da ragazzini ce scennevamo ‘n silenzio, chini, chini trattenendo er fiato dentro ar petto. Guardo le canne e l’orti su le ripe che ‘na volta curavano li vecchi belli, puliti, ordinati, specchi, gonfi de zucche, pomodori e rape. Ripenso a Giulio Bonimelli che la sera sopra lo somaro co’ li bigonzi zeppi come ‘n coro saliva e, su la strada, li munelli. Ripenso a Luigi Piersanti che l’orto ce ‘lleva un po’ più basso: cantava Giggi, c’eva er core rosso, sputava sangue e componeva canti. Guardo le rovine de la Cchiesa la pena che me fanno i pochi resti, consunti, rattristati, mesti, mesti, e la Santa spersa e senza casa. Omini e donne co’ li loro affanni se so’ ‘n ginocchiati a quell’altare mattino e sera, tutti pe’ pregare Santa Lucia pe’ mille e mille anni. Guardo Monte Jemmere, sur colle Le Castagneta, Le Fughe, I Cappuccini e sento mille spiriti vicini che me sorridono da dietro le spalle. (traduzione) Quando che scendo giù a Santa Lucia sarà fatale,...mi si allarga il cuore sarà che tocco un ramo, sfioro un fiore, sarà che mi strega un po’ la via. Guardo la “Scala del Diavolo” da sotto e penso a quando che da ragazzini ci scendevamo in silenzio, chini, chini trattenendo il fiato dentro al petto. Guardo le canne e gli orti sulle rupi che una volta curavano gli anziani belli, puliti, ordinati, sani, gonfi di zucche, pomodori e rape. Ripenso a Giulio Bonimelli che la sera sopra al suo somaro con le bigonce zeppe come un coro saliva e, sulla via tanti monelli. Ripenso a Luigi Piersanti che l’orto l’aveva un po’ più in basso: cantava Giggi, aveva il cuore rosso, sputava sangue e componeva canti. Guardo le rovine della Chiesa la pena che mi fanno i pochi resti, consunti, rattristati, mesti, mesti, e la Santa persa e senza casa. Uomini e donne con i loro affanni si sono inginocchiati a quell’altare mattino e sera, tutti per pregare Santa Lucia per mille e mille anni. Guardo Monte Jemmere, sul colle Le Castagneta, Le Fughe, I Cappuccini e sento mille spiriti vicini che mi sorridono da dietro le spalle.
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