Il sipario strappato
Saverio Chiti
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Si chiude il sipario e le luci riprendono vita
lo spettacolo anche quest’anno è finito
chissà poi a cosa sarà servito...
il pubblico abbandona il teatro
mentre gli attori in silenzio
e a capo chino, lasciano la scena
senza aver fatto l’inchino...
Tutto passa, anche la magia del giorno
che sfugge, come in un viaggio senza ritorno.
Ognuno, in sé, si sente primattore
e fa finta di non far caso alle mancate lodi
di chi in ultima fila, è rimasto in silenzio a contemplare
il passare del tempo...
Tutto scorre, e giorno dopo giorno
invecchia ogni cosa, anche il sapore di un applauso
che sfuma alla vita fra le poltrone della platea,
mentre nei loggiati su palchetti rinchiusi
nessuno fa caso a quel giovane spettatore
rimasto con calma ad aspettare il suo momento.
Gli strumenti si ritirano dal proscenio
e in fila, muti, si avviano all’unico camerino
dove tutto verrà riposto fra speranze e delusioni,
sebbene rinchiudono i sogni stretti tra mani indurite
dal duro lavoro di cornice...
Silenziosi servi e meste comparse, si eclissano
in ogni dove, tutto appare come un misero e tetro
spettacolo ripetuto più volte
al cospetto di una vita priva di valore.
Eppure, quell’unico interessato spettatore
ancora non si è pronunciato...
Intanto cala il sipario, strappato
in più parti da chi dalla solita routine vuole fuggire,
e come ombre nude, immateriali figure lasciano il posto
al certo e all’impegnato consenso.
Dopo l’oscura luce, è tempo di verità
da plasmare decisa,
intanto lentamente lo spettatore solitario
si alza, e con animo applaude alla vita.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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