Nuvola rossa
L'autobus lo volevo rosso
non amavo quello blu
era sempre lui
il puntuale primo della classe
a sgomitare colpi di clacson
per una fila all'appello.
Non c'era emozione
nel suo muso carta moschicida
a contendere ai rondoni la cena
quando puntano il moscerino.
L'aspettavo rosso
in quel grembiule liso violaceo
sopra la giacca a pelo
made in U.S.A
viaggio in cuccetta
di un liberty fuori mano
finestra all'onda e al vento
che a cipolla precedeva
un maglione col bottone arancione
ed una camicia a contatto della maglia della salute
di lana merinos
della Boca variopinta e inquietante.
Rosso e poi rosso
quel rosso che sbuffava la pelle
che sudava e bolliva
in quel macinino dal rumore di cicale
e dei coperchi slacciati delle gomme lise
abbracciate ai cerchioni
che tanto mi facevano ridere
come i loro gemelli
in veste di piatti dalle labbra di bronzo
la festa del paese
in piazza
quelli a starnuto
nella banda "Rumpi e streppa".
Io sentinella alla tenda del sogno
sono ancora lì
sull'attenti attento
con la riga spartita a filo retto
impomatato Brilcream
ad aspettare quella nuvola rossa
naso in sù all'infinito bambino
aquilone e pilota
a volare aeroplano.
©
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