Timide viole
S’affacciano nel giardino abbandonato
tra l’erbe sottili in questa di febbraio
fine timide, sparse qua e là, delle violette
e alla mente mi richiamano ad altro tempo
ad altro luogo ove ne ho incontrato altre
là nell’ombra protettrice dietro la cinta
di un vecchio cimitero di campagna e lì
lasciar vive le volevo ma come voci aldilà
del muro mi sentivo come sussurrare di quel
profumo noi pur già nel sonno eterno ancor sentir
vorremmo, così lesto alcun ne colsi, diverso
il lor colore e il bianco e quel viola loro
naturale, poi mossi e tombe qui vidi sole e di devozione
senza un segno alcuno e lì misi due viole per ciascuna,
ed ecco poi che su una il sole illuminava un viso
e vivo vi rendeva quel bel fresco sorriso,
più sotto questo semi corrotto dal tempo vi leggevo
qui S... riposa tolta all’affetto dei suoi cari a
quindici anni soli e per lei per S... così commosso
curvo io qui deponevo un mazzolin di bianche viole
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
g
Tutte le opere →
L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Francesco Rossi27 febbraio 2019
L’amicizia è un consolidarsi dei rapporti interpersonali e in questa composizione il gesto con cui si depone il mazzolino sancisce nell’eterno l’amicizia come valore assoluto.
