Lascia che sia (filastrocca di Natale)
Marina: un nome un destino... Nata tra le nebbie milanesi, sono approdata, seguendo il vento del caso, in una piccola città di mare, all'estremo ponente ligure. Da sempre innamorata delle parole, qualsiasi forma assumano, ne ho fatto ragione di vita e professione. Laureata in architettura, lavoro da sempre nel campo
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è vero che i versi sono scritti come una filastrocca, ma il contenuto è carico di immagini nelle quali ciascuno può trovare la propria collocazione. Nella chiusa la morale, specchio della realtà alla quale si deve tornare dopo la festa. Scritta con la consueta bravura dell'autrice.
Altro che filastrocca! Con la consueta bravura l'autrice ci mostra la malinconia e la speranza, il volto falso e quello autentico del Natale. Ed infine un desiderio, un augurio, dietro il quale si avverte palpabile un velo di scetticismo: ”lascia che accenda luci anche nei giorni bui. In quei giorni normali in cui si torna sempre sempre uguali.”
la filastrocca del vero, in cui ognuno di noi si riconosce (almeno in una parte) , in cui le parole ricamano nastri di vite e luci di malinonie...

