Vicolo ad imbuto
Sui banchi dei librai
s’assiepano dita a sfogliare
a guardare
dentro quelle orecchie
con la faccia livida da biblioteca.
Ma c’è chi passa e scorre
nell’educata indifferenza
di uguaglianza nella differenza
e non batte ciglio
né dell’occhio
né dell’angolo di un cartone sulla strada
posto lì all’avvilimento
a raccontare di sé
in uno spigolo.
I buoni costumi
a prendere coscienza
gettano un velo su tutto.
Così la notte ogni bancarella
è uno spazio vuoto ricordo
non solo da calpestare
all’indice forse
e tra le pieghe.
Si chiama usato.
Non è poco
ma in quel vicolo ad imbuto
tranne la scritta del toponimo
c’era di più.
©
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