Fessure
rosanna gazzaniga
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Il secco macinato dalle ruote della bici, crocchia
canta come le cicale. Quasi mi addormenta.
C’è vita negli spazi crepati della fertilità terrosa.
Insetti sciocchi cadono ancora nelle trame sottilissime
di pungenti ragnetti rossi
lucenti formiche si inseguono gesticolando abbondanza.
È così che in compagnia si annodano parole squillanti
destinate all’ombra
secche fessure che smaniano in silenzio approvazione.
Una luminosa aridità si allarga nella campagna.
La memoria d’angolo, fioco rimasuglio di tenerezze adolescenti
vorrebbe imitarla
rinverdire dilatando la vita che mi rimane
ma io ora amo il fresco della notte.
Smetto di pedalare. Mi riposo, accaldata, sola e viva.
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rosanna gazzaniga
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