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Dialettali 13 settembre 2019 · lettura 1 min · 2224 letture

Vulimmu fari li cristiani seri?

Giacomo Scimonelli 518 poesie pubblicate
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Vulimmu fari li cristiani seri? sempri ca ni lamintammu ru suli e ru jornu chistu nun mi piaci chistu nun fa pì mia e st’autru vistitu è strittu e longu mai cuntenti eppuri avemu l’acqua e avemu lu focu mancanu sulu i rinari... maliritti rinari cu n’avi troppu e cu nun avi nenti. Vulimmu pinzari a cu sta peggiu? a cu nun po’ manciari a li picciriddi senza ‘n tettu e a li fimmini viulintati. Tutti bravi cu li paroli troppu còmudo, troppu facili assittati, cu davanti na tavula cunzata e na panza china china, ma accussì china ca s’alluntana puru lu sonnu e nuddu ca si susi e ca si movi... eppuri bastassi na carizza ca nun costa nenti nu surrisu, pì livari n’anticchia ri chiovi a cu nun po’ stari mancu addritta a cu nun parra, pì virogna o picchì si scanta. Vulimmu fari li cristiani seri? n’amma lamintari cchiù picca.
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Vulimmu fari li cristiani seri?= Vogliamo fare le persone serie? ’na tavula cunzata= una tavola apparecchiata e nuddu ca si susi e ca si movi= e nessuno che si alza e che si muove pì livari n’anticchia ri chiovi= per togliere un po’ di chiodi cu nun po’ stari mancu addritta= chi non può stare nemmeno in piedi pì virogna o picchì si scanta= per vergogna o perché si spaventa. La parte finale del brano in sottofondo, " Cunta li jurnati ", contiene un proverbio antico, ma sempre attuale: " U signuri ci duna u pani a cu nunn’avi denti ... avemu tuttu e nun avemu nenti"

L'autore
Giacomo Scimonelli

Sono nato il 15 giugno 1971 a Saronno in provincia di Varese e dall’età di 13 anni vivo a Caltagirone in provincia di Catania. Sono educatore presso una comunità di minori da ventisei anni e amo il mio lavoro. Ho due figli che adoro. Amo la quiete ed il silenzio. Scrivere mi aiuta a sentirmi meglio quando la tristezz

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Che fatica farti il commento... per via del limite (Rosetta Sacchi)

dei caratteri ammessi. Un caro saluto! (Rosetta Sacchi)

Come sempre tocchi il cuore in profondità.❤️🤗 (Julie)

Parole sacrosante! Complimenti! (Franca Merighi)

Parole sacrosante! Complimenti! (Franca Merighi)

Parole sacrosante! Complimenti! (Franca Merighi)

Giacomo, sei molto sensibile S. (Sara Acireale)

Cuore nobile e sensibile sf (Alberto De Matteis)

sempre attento a bravo S giacomo (carla composto)

Sempre scontenti, sempre a lamentarsi... (Emilia Otello)

Giamomo, un caro saluto! (Marinella Fois)

Molto coinvolgente, un caro saluto! (Giuseppe Mauro Maschiella)

Commenti (9)

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Donato Leo13 settembre 2019

E’ innato nell’uomo il lamento. Lo manifesta sempre, anche quando non è necessario. E’ ormai una abitudine che non può farne più a meno.

Rosetta Sacchi13 settembre 2019

Un interrogativo ed un monito. Il denaro, ecco il vero danno. Mette in risalto l’aspetto peggiore della natura umana, il suo egoismo, la sua limitatezza e l’incapacità o la mancanza di volontà nel discernere ciò che è importante, essenziale, vitale da ciò che non lo è.In qualsiasi condizione, l’uomoè portato a lamentarsi. Aspira sempre a qualcosa di diverso da quello cheha, nonsa apprezzare quello che possiede e ancor più quello che è.Basterebbe spostarel’attenzione sull’essere anziché sull’avere, per un risultato diverso.“Vulimmu fari li cristiani seri?”Cristiani qui sta per persone, certo, ma iorichiamerei alla menteanche quell’essere“cristiani”che se nonsi manifestasse solo a parole, porterebbe a togliere un po’di chiodia chi non può stare inpiedi

Julie13 settembre 2019

Assaporo un tempo di bella Primavera che non cè più,tornando a “Come eravamo” Poveri ma belli con il cuore pieno di cose semplici, l’essenziale fatto di Amore. Gioia di correre sull’erba o davanti al mare a contare le stelle baciati dalla luna. Brillavano gli occhi a Natale aspettando la risposta dei doni sotto l’albero e il Presepe con la sua storia... Oggi imperano personaggi senza cuore, eccesso di egoismo e protagonismo, gara nell’avere, nel prendere. Non più “Con i tuoi”ma “Faccio i fatti miei’. Fa molto pensare questa lirica che lamenta l’Essere poco Cristiani . Complimenti!!!

Sara Acireale13 settembre 2019

Vogliamo fare le persone serie? E allora basta lamentarci per niente: per il freddo, per il caldo, perché non tutto è andato bene. E allora? Cerchiamo di guardare indietro, pensiamo ai bambini che muoiono d’inedia, a chi ha perduto il lavoro, a chi non riesce a sbarcare il lunario. E già, siamo tutti bravi a parlare ma nessuno fa niente di concreto per aiutare chi è in difficoltà. Il Poeta ci pone davanti alla nostra "miseria morale", all’egoismo, all’indifferenza. Sono versi che fanno riflettere chi legge, che inducono a pensare in modo diverso e più umano.

Rasimaco13 settembre 2019

Il vernacolo siciliano, nonostante il fulgore avuto nel periodo normanno con Federico II, trae le sue radici da un linguaggio popolare e soprattutto contadino ed in questa poesia Scimonelli mostra tutta la sua natura di poeta popolare nel senso che le sue poesie nascono da retaggi inculcatigli dalla sua provenienza, dalla sua Sicilianità. Apprezzata veramente.

Alberto De Matteis14 settembre 2019

È insito nella natura umana il lamentarsi continuamente, tanto è vero che già il grande poeta Orazio sentenziava: Nemo contentus sua sorte... Nessuno è contento dello stato in cui si trova. E il poeta Scimonelli, attento e sensibile a tutto ciò che lo circonda, fa una descrizione poetica molto circostanziata del continuo lamentarsi e peraltro con quel linguaggio dal sapore antico, genuino e schietto. Vogliamo fare le persone serie anche nel senso più cristiano del termine? Si domanda l’autore. Allora pensiamo anche agli altri, a chi non ha nulla, a quei bambini orfani anche di una sola carezza o di un sorriso. Vivremmo meglio anche noi. Fa bene l’autore, che lungi da qualsiasi falso pudore, pone all’attenzione di tutti tali temi sociali

carla composto15 settembre 2019

ci sentiamo bravi perfetti vogiamo fare le persone serie e poi anche nel senso della religione ma non ci accorgiamo o non vogliamo accorgerci di chi ha bisogno di noi ...bella constatazione in un perfetto vernacolo siciliano che adoro elogio al valente poeta

Marinella Fois16 settembre 2019

Versi che fanno riflettere, in quanto l’autore evidenzia il fatto che non si è mai contenti di ciò che abbiamo! Bravo Giacomo, lirica resa più preziosa, in vernacolo!

Giuseppe Mauro Maschiella17 settembre 2019

La frenesia di piaceri materiali è la nostra scontentezza. Avete mai visto un albero scontento? Siamo sempre insoddisfatti, pur raggiungendo traguardi dopo traguardi e indifferenti verso chi ha veramente bisogno. Abbiamo tutto e non abbiamo niente. Grande Giacomo, versi che devono far riflettere.