Vulimmu fari li cristiani seri?

Sono nato il 15 giugno 1971 a Saronno in provincia di Varese e dall’età di 13 anni vivo a Caltagirone in provincia di Catania. Sono educatore presso una comunità di minori da ventisei anni e amo il mio lavoro. Ho due figli che adoro. Amo la quiete ed il silenzio. Scrivere mi aiuta a sentirmi meglio quando la tristezz
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Che fatica farti il commento... per via del limite (Rosetta Sacchi)
dei caratteri ammessi. Un caro saluto! (Rosetta Sacchi)
Come sempre tocchi il cuore in profondità.❤️🤗 (Julie)
Parole sacrosante! Complimenti! (Franca Merighi)
Parole sacrosante! Complimenti! (Franca Merighi)
Parole sacrosante! Complimenti! (Franca Merighi)
Giacomo, sei molto sensibile S. (Sara Acireale)
Cuore nobile e sensibile sf (Alberto De Matteis)
sempre attento a bravo S giacomo (carla composto)
Sempre scontenti, sempre a lamentarsi... (Emilia Otello)
Giamomo, un caro saluto! (Marinella Fois)
Molto coinvolgente, un caro saluto! (Giuseppe Mauro Maschiella)
Commenti (9)
E’ innato nell’uomo il lamento. Lo manifesta sempre, anche quando non è necessario. E’ ormai una abitudine che non può farne più a meno.
Un interrogativo ed un monito. Il denaro, ecco il vero danno. Mette in risalto l’aspetto peggiore della natura umana, il suo egoismo, la sua limitatezza e l’incapacità o la mancanza di volontà nel discernere ciò che è importante, essenziale, vitale da ciò che non lo è.In qualsiasi condizione, l’uomoè portato a lamentarsi. Aspira sempre a qualcosa di diverso da quello cheha, nonsa apprezzare quello che possiede e ancor più quello che è.Basterebbe spostarel’attenzione sull’essere anziché sull’avere, per un risultato diverso.“Vulimmu fari li cristiani seri?”Cristiani qui sta per persone, certo, ma iorichiamerei alla menteanche quell’essere“cristiani”che se nonsi manifestasse solo a parole, porterebbe a togliere un po’di chiodia chi non può stare inpiedi
Assaporo un tempo di bella Primavera che non cè più,tornando a “Come eravamo” Poveri ma belli con il cuore pieno di cose semplici, l’essenziale fatto di Amore. Gioia di correre sull’erba o davanti al mare a contare le stelle baciati dalla luna. Brillavano gli occhi a Natale aspettando la risposta dei doni sotto l’albero e il Presepe con la sua storia... Oggi imperano personaggi senza cuore, eccesso di egoismo e protagonismo, gara nell’avere, nel prendere. Non più “Con i tuoi”ma “Faccio i fatti miei’. Fa molto pensare questa lirica che lamenta l’Essere poco Cristiani . Complimenti!!!
Vogliamo fare le persone serie? E allora basta lamentarci per niente: per il freddo, per il caldo, perché non tutto è andato bene. E allora? Cerchiamo di guardare indietro, pensiamo ai bambini che muoiono d’inedia, a chi ha perduto il lavoro, a chi non riesce a sbarcare il lunario. E già, siamo tutti bravi a parlare ma nessuno fa niente di concreto per aiutare chi è in difficoltà. Il Poeta ci pone davanti alla nostra "miseria morale", all’egoismo, all’indifferenza. Sono versi che fanno riflettere chi legge, che inducono a pensare in modo diverso e più umano.
Il vernacolo siciliano, nonostante il fulgore avuto nel periodo normanno con Federico II, trae le sue radici da un linguaggio popolare e soprattutto contadino ed in questa poesia Scimonelli mostra tutta la sua natura di poeta popolare nel senso che le sue poesie nascono da retaggi inculcatigli dalla sua provenienza, dalla sua Sicilianità. Apprezzata veramente.
È insito nella natura umana il lamentarsi continuamente, tanto è vero che già il grande poeta Orazio sentenziava: Nemo contentus sua sorte... Nessuno è contento dello stato in cui si trova. E il poeta Scimonelli, attento e sensibile a tutto ciò che lo circonda, fa una descrizione poetica molto circostanziata del continuo lamentarsi e peraltro con quel linguaggio dal sapore antico, genuino e schietto. Vogliamo fare le persone serie anche nel senso più cristiano del termine? Si domanda l’autore. Allora pensiamo anche agli altri, a chi non ha nulla, a quei bambini orfani anche di una sola carezza o di un sorriso. Vivremmo meglio anche noi. Fa bene l’autore, che lungi da qualsiasi falso pudore, pone all’attenzione di tutti tali temi sociali
ci sentiamo bravi perfetti vogiamo fare le persone serie e poi anche nel senso della religione ma non ci accorgiamo o non vogliamo accorgerci di chi ha bisogno di noi ...bella constatazione in un perfetto vernacolo siciliano che adoro elogio al valente poeta
Versi che fanno riflettere, in quanto l’autore evidenzia il fatto che non si è mai contenti di ciò che abbiamo! Bravo Giacomo, lirica resa più preziosa, in vernacolo!
La frenesia di piaceri materiali è la nostra scontentezza. Avete mai visto un albero scontento? Siamo sempre insoddisfatti, pur raggiungendo traguardi dopo traguardi e indifferenti verso chi ha veramente bisogno. Abbiamo tutto e non abbiamo niente. Grande Giacomo, versi che devono far riflettere.









