Lati iti
Or che mi dite d’impreco a conforto,
tra busse, chini capi e storti sorrisi
nello scavato vano dono mi fate
allungate pietà al nulla poter fare.
Ovunque dolgo di sguardo e rincresco,
mi trovo all’inciampo del dovuto
di rimando cerco e rilancio di scudo
a siffatte parlate d’anonimi cresciuti.
Allorché mi prono dall’argo fido,
presto moine di scivolate mani
che mai e dunque sempre caro mi fù.
Ecco a noi di alti e affini compagni,
del trapasso lungo diedi strette e gesta
d’andate guerre e ricordi di penne e capi.
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