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Morte 23 ottobre 2019 · lettura 1 min · 781 letture

Quattordici Agosto duemila e diciotto

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Maurizio vassalli 8 poesie pubblicate
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Novanta metri, di paura e morte, sotto le ruote, la strada ha ceduto, sprofondando nel nulla, per un tempo infinito, macchine e camion, lanciati nel vuoto. Stralli strappati, da mani invisibili, mani consunte. Alcuni pezzi d’asfalto, saltano su, in alto, in alto, per poi cadere, e sparire, sotto un cielo, plumbeo. Pochi attimi, un tempo infinito, la vita scorre, scorre a ritroso, in un film in cellulosa, reminescenze, lampi di giorni, lontani, mentre si stringe, con rassegnazione l’ultimo alito di vita, e si scorgono gli angeli, di un paradiso, non più lontano, ora vicino. E giù, giù, come un proiettile, sparato da un’arma ancestrale, come una palla di cannone, che reca il suo, messaggio di distruzione, e massacro. Poi, rovinare al suolo, in una giornata, d’agosto. Un punto nevralgico, collegamento autostradale, un ponte, è crollato, come un castello di carte. Quarantatre vittime, tra i rottami, di un destino fatale, vittime, del logorio, del tempo, vittime, dell’inadempienza, nella salvaguardia dovuta. una città a lutto, nell’incredulità, assoluta in una vigilia, di ferragosto, imbrattata, di sangue.
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