Specchi
WinterWolf
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Scrivo sulla sabbia,
distante dalla riva,
marchi profondi.
Verbo al fiato,
squarci sulla buccia
imperituri e reconditi
tra dune, scogli e tempo.
Siamo stati
uno specchio
che infrange uno specchio
dinanzi uno specchio a rifarsi;
un confuso amalgamarsi
di interpretie parti.
Sei stata il mio braccio,
sono stato il tuo petto,
siamo stati bulbi e cervelli,
richiamo, indici, mignoli,
testa e testa.
Voglia, oltre la misura;
voglia di allignare o distruggere,
voglia di afferrare o di partire,
di giungere e scrostare,
di dare avere e concepire
di avere e dare.
Volontà frastornata;
volontà di palesare e persuadersi,
volontà di divenire o di non riuscire,
volontà di controllo, di riscontro,
la comprensione.
Bisogno di gestione,
nel bene o nel male.
Bisogno di consistenza
come un atto affettuoso del cuore
o una lunga e smunta lama
piantata nel petto.
Sono state le nostre disposizioni:
due specchi uno difronte all’altro,
ridondando tra passato e futuro
divorano il presente e la realtà
ma posti uno di fianco all’altro
l’orizzonte, ogni volta,
s’è fatto vasto,
ed il mondo
è stato accolto
in uno spazio ampio.
Conosco il mio bisogno
mi sposto, mi giro e
prendo posizione,
faccio un passo,
ti lascio
il tuo spazio ed il tempo,
nei tuoi occhi sarò esule
ma guardo avanti,
ora.
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WinterWolf
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