La felicità può ammazzare
WinterWolf
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Traffico,
ovunque traffico,
macchine, persone, dati,
traffico d’emozioni,
allucinazioni.
La vita è un film,
il film è la vita, la storia esiste e
ogni storia
è soltanto un’ invenzione.
La certezza è soltanto una fervente credenza,
così il fuoco è calore ed il signore della distruzione.
Succede che questo film può emozionarti;
può darti l’idea di magia, di particolare,
di tenera e gentile attenzione,
una dolce lusinga.
Ma succede che questo film possa essere l’esasperazione di un tritato,
visto, rivisto e ri- vissuto, persecutorio.
Una letterale maledizione.
C’è che muoio felice ogni giorno
tra una dannata felicità e l’altra
e questa dannazione ritorna ogni volta
a fingere somiglianze, a fingere di aver capito, a costringermi a vivere;
tutto a causa di quello sbadato interesse
di chi è vivo e curioso e si domanda
come sarà dare la vita e toglierla a qualcuno?
perché un morto che torna a vivere lo si uccide senza reato,
senza assassino, senza colpa,
perché la colpa è un merito,
tra i vivi sarai chi toccava il lebbroso,
è sufficiente il gesto,
il gesto è reale,
come è reale quello che hai pensato,
come è reale quello che penso,
fintanto esisto e domani non avrà peso nemmeno questo.
C’è che la morte puzza di morte,
chi volevamo ingannare?
C’è che il tempo delle dimostrazioni è andato,
c’è che resisto ma sono stanco.
©
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Pure io resisto e sono stanco. Ho letto con piacer (Francesco Rossi)
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