Silenzi
massimo turbi
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il silenzio mi spinse
a rigettare via la melanconia
che vestiva ogni giorno
le ombre dei passi miei
il silenzio mi rapì all’ora dei vespri serali
mi sospinse nella trascendenza irreale
ridando luce allo spessore delle ombre
addentrate negli interstizi della mente
il silenzio si nutrì delle mie debolezze
fiaccando le fragilità dell’essenza
si fece persona affidabile e sincera
mi prese per mano librando poi in cielo
il silenzio rubò la giovinezza inquieta
mi fece rifugiare fra organi subliminali
che fece di me il suo schiavo preferito
incatenato alla solitudine immane
amo il silenzio fino alle sue viscere
cercando la sublimazione
negli angoli cechi
nel ritrovar me stesso come figlio
di un Dio minore misericordioso
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