La stretta morsa del ragno
massimo turbi
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mi baciò la stretta morsa del ragno
sulla piccola mano e gracile infantile
mi fece così male da farmi nascere
schiavo di ubbie viscerali
vissi racchiuso come pugni sigillati
la tela si aggrovigliò al cuore mio
soffocando le aspirazioni
fino a rendermi incapace di reagire
ed essere alla sua mercé
fino alla soglia delle cinquanta lune
riportami nelle zone più alte
In uno dei tuoi regni di quiete
perché la pace che ho sentito
in certi eremi desueti
sia la nuova avanguardia dell’innocenza
da sentirmi adeguato e non guasto
con l’ intesa vibrante di tutti i sensi in festa
ogni giorno dei miei giorni
liberi di volteggiare come farfalle
che bagnano le ali del profumo dell’amore
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