Il mio tempo

Sedici metri alla fine dell’infinito
due passi e stendo la mano oltre
parlavano di una pellicola al negativo
o di un muro invisibile agli occhi
l’erba è gialla sui marciapiedi d’estate
una morte continua negli occhi
qui qualcosa finisce o inizia, qui è già Natale
il giro di boa sperato non è mai successo
il treno ogni tanto non si ferma alla stazione
resto al mio finestrino specchiandomi i pensieri
da qui sono già passato quando ero fanciullo
ricordo questo nome, ricordo quelle case
ricordo quella voce, il suo timbro estivo
una mamma e il suo bambino
sfuggono alla corrente, scendono piano piano.
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