Il digiuno
Pasquale Lettieri
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Digiuno.
Il primitivo cefalopode urla,
viene fuori da territori arcaici.
Si presenta all’appuntamento,
sovrano del tempo.
Non chiede pretende ...
Si agita, scompiglia la linea retta,
richiama, svuota, allenta,
toglie certezze, muove i tentacoli,
toglie sicurezza,
cede per breve, poi, riprende,
morde, scivola, si inarca,
come se fosse una ballerina del varietà.
Dalla bocca sputa schiuma nera ...
inutili pensieri nel vuoto corpo esausto.
©
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L'autore
Pasquale Lettieri
La bellezza dell’essere sta nella tolleranza, nella comprensione, nella fiducia, nell’accettare il diverso che dentro di noi muta. Nel porre soprattutto ogni giorno, fiducia alla vita. Sono sempre interessato a quello che accade dentro di me, sin da piccolo, in particolare a come rotolano le biglie sul tappeto ver
Commenti (1)
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carla vercelli22 febbraio 2020
Trovo che sia una poesia bella e originalissima. La metafora del mollusco, così elegantemente evocata dal poeta, non è di certo solo naturalistica. Io vi vedo il genere umano, tornato primitivamente arcaico, arrogante e senza nerbo, perché digiuno d’Amore, Agape, Philia, Eros... in qualsiasi modo lo si voglia chiamare, concepire, vivere. Molto apprezzata!

