Un volto
Son uomo senza volto
come mille omini di cui taccio.
Uomo servile a suo torto
cerco tra le foglie
il mio porto.
Nudo in mare
gelo non saprò sentire
se solo a casa
il core mio saprà aprire.
Fallisco e m’appiglio,
cieco braccio stanco
sorgo e m’accapiglio
gambe mie badate
son di ritorno
e sul torno m’incanto.
D’appassiti fiori
e volte celesti
non ricordo aimè gli odori.
Del secco mar un soffio
d’umido vento un raggio
del tiepido sole un goccio.
Calda salsedine allevia
ciò che son nella seta
della via rest’un vuoto
lavati e adesso
core mio
canta più spesso.
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