L’amasia dell’aura d’ambrosia
massimo turbi
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il nero lingerie di pizzo orientale riveste
la lunga coscia tornita da instacabili
notti di acrobazie sessuali
il fremente corpo odora di femminilità
bramante di umida follia seducente
il bustino affilato strizza
i bianchi seni floridi e morbidi
si fanno toccare da mani sapienti
che sanno valorizzare l’opera seducente colme di pathos
rimiro l’ammaliante muliebre in calore
sfilo le velate coulotte color carne
mostrando una folta pelliccia di visone
succose labbra delineate e ben tornite
appare nel suo splendore la bocca di Venere
aulente di primizie di peschi in fiore
le dita scivolano sui fianchi fluenti burrosi
come le rigogliose colline romagnole
ampi respiri sinuosi s’ intrecciano ai piaceri
di passare la lingua fra i peli pubici
miagolando a dialogare con il tumido clito
voluttuosa sei pregnante dissoluta
capace di far gonfiare l’accativante picca
ubriacando i gementi sensi pieni
di complicità da far macchiare di elisir
le lenzuola ricamate di seta argentata
di lì a poco l’ apocalisse amorevole
si staglia sulla cavità orale aperta
il nettare fluisce sgorgante come cascate
la lingua pastrocchia la crema abbondante
la spalmi sul florido petto gonfio e verace
vogliosa sei di esser baciata ancora
dalla bramosia che ti fece innamorare
quando ti vidi la prima volta nei giardini di marzo
ci ha reso univoci l’amasia di vivere
le sfaccettature dell’aura d’ambrosia
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massimo turbi
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