Forse era lei la figlia
Giorgia Spurio
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Pioggia, righe sui volti,
dipinti di pioggia nell’acqua,
catene di erbe sintetiche,
di sorrisi perfetti,
di scarabocchi agli angoli,
di maschere di pietra,
da indossare come sangue
sul volto, a un party,
in soffitta come in cantina.
Scale che si girano come gli occhi,
potresti mai scegliere tra tua figlia e il tuo padrone?
- Fammi sbagliare,
non mi correggere,
forse questa non è nemmeno una poesia...-
Forse è l’urlo segreto di quella figlia dimenticata
tra la rissa, la calca, tra la vita e la morte,
tra il soffio della bellezza di un attimo
e il respiro della paura,
forse era l’uovo del mattino
da dove tutti fuggono,
e dove lei voleva tornare,
rifugiarsi nel suo guscio.
-Fammi sapere il tuo nome,
sei tu il padre di lei?
Sei tu che scappi da una prigione
per trovarne un’altra?
Un bunker dove soffocare i dolori e le vergogne?-
Forse era lei che ti chiamava in silenzio
tra la meraviglia e il terrore
e teneva la tua mano,
mentre attendevi il fato,
il fischio di un oracolo,
o del treno che produce risate,
attendevi solo un segnale
da chi ti tiene alla sua corda?
- Dai, dillo, urlalo al mondo
le lacrime di un padre
che non può più abbracciare la figlia!-
Forse era lei, la pietra
della fortuna e della sfortuna,
la roccia che galleggia dove l’acqua
si sporca,
forse era lei che non guardava al tuo odore.
L’avevi promesso a te stesso,
fin da neonata, tra le tue mani,
così minuscola,
l’avevi promesso di proteggerla.
Forse era lei la figlia...
La tempesta del tempo
che decide chi fa vivere
e chi fa sopravvivere,
ma nemmeno lei
conosceva l’esistenza
degli sconfitti.
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