Ladri di sorprese
Non osavo oltre quei pini
nelle mie primavere
il giardino in cammino.
Ora che il mio passo è l’inverno
sono andato là desiderio.
E t’accorgi viaggiatore
al gran cappello del sole
cercando la spinta del mattino.
Quante pozzanghere
sono limpide pallida neve
prima che le orme le infrangano
in quella traccia
che riprende
dall’altra parte del fiume
dove son finiti i passi
stanchi del tempo
già consumato pensiero.
Vorrei ad occhi chiusi
leggere la riflessione
che cerca di salvarmi
per raggiungerla.
Ma allunga il passo al respiro
scivola sugli aghi
e desidera andare
col suo cestino
a raccogliere pigne
sogni e viaggi.
Il cancello è sempre aperto
e non si chiude ai ladri di sorprese
perché la paura che conti
per lo sguardo perso
è un sorriso cancellato.
©
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