Libertà
Daniela Dessì
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E’ figlia dei popoli che insorgono in nome della Giustizia,
i diritti vilipesi rivendicati all’onor di gloria,
dati in pasto a mentecatti cani rabbiosi.
Tirano le catene, strette fino all’osso,
torcendo i polsi e le caviglie
di un corpo mezzo morto:
marcisce nella gabbia il senno dell’uomo.
Zoppicante legge
vanta il tributo di sangue, più che oltraggioso.
stringendo il cappio al collo
che pende sulla coscienza criminale.
Attorno a un tavolo le dispute si accavallano,
le carte accatastate impolverano zeppe scrivanie
di punti nodosi che affilano le lingue.
La situazione temibile erompe sulle bocche insidiose,
fumano sigari nel destreggiarsi di mani giunte
in segno di ripicca!
Ma dov’è finito il degno cuore,
se chiuse le porte di un’aula parlamentare,
il voto non è unanime,
rubato da un potere di Stato soverchiatore?
Libera scelta approda a un nulla di fatto,
sotto mentite spoglie di accidiose parti
che prendon d’assalto il paese,
torchiato, prigioniero di mire assetate
pronte a esplodere
in mezzo a un campo di battaglia.
Scovare le mine velenose,
dove nessuno è pronto a morire,
è come andare in guerra senza equipaggio,
dove nessuno ha più coraggio,
perso il vanto in nome di una patria
che canta l’inno repubblichino,
ma non ne conosce il significato.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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