Amore perso
Alboraletti Enrica
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Un filo inerte di luce stantia
vecchia
scorre lungo un anfratto
che disconosco
a quel sacro profano legame
chiamato amore
Quanto non vedi
Se nascesse un bianco fiore
li
fra incolte ramaglie aggrovigliate
intrecciate di perché
dei giorni del cuore
dimentichi al vedere del bello del viso
che pur intorno vive
Non lo raccoglieresti
ebbro d’orgoglio
e di paure
Quell’amore ora è un paravento dietro il quale cambiarti la sera
Mentre è solo un equilibrio perfetto
che permette di versare il caffè
Specchiandoti nei suoi occhi...
©
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto apprezzata! Un caro saluto! (Giovanni Ghione)
Commenti (1)
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Giovanni Ghione10 giugno 2020
"Quanto non vedi " la lirica si basa su questo verso per svolgere il quesito di un "amore perso " con mirabili realtà come l’equilibrio nel versare un caffè e il nascondersi per paura dietro un Amore!

