L’albero
Era l’albero
dei miei giochi
di quand’ ero fanciullo,
io contavo i miei anni,
lui contava i suoi secoli,
ma nonostante questo,
noi due, eravamo amici.
Lui, parlava solo
quando passava il vento,
l’uomo come me,
di lui si è dimenticato,
sono cresciute le spine
e l’anno coperto,
il sole non vedeva più
e sopra i sui secoli, silenzioso
se ne è andato.
Le mille e mille luci
della vallata laggiù,
volute e abbelite dall’uomo,
a nulla le sono servite.
Oggi, con me è triste
tutto il giardino
dell’antica vecchia villa.
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L'autore
Luigi Ederle
Sono un poeta modesto. Scrivo per passione, nato a Grezzana di Verona il 06 / 09 / 1945. Premiato una cinquantina di volte. Scrivo in dialetto, in lingua e mi piace molto l'Haiku. Ho scritto un manipolo di commedie in dialetto e una dozzina di testi per canzoni. Ringrazio il sito Scrivere che mi ospita da otto anni. Lu
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Le sensazioni lasciate dai lettori.
un caro saluto, bella lirica (Stefana Pieretti)
Commenti (1)
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Stefana Pieretti4 luglio 2020
che bella questa amicizia con l’albero! Il senso della vita, della sicurezza che lui è lì, sempre, quando desideri abbracciarlo e sentirti rinascere nel suo Ma l’uomo, sa distruggere anche secoli di vita con l’indifferenza e l’incuria e non capisce che così, distrugge se stesso... Molto apprezzata con elogio!
