Miserere
Soffiando, il vento appiana una montagna,
con delicata e ferma ostinazione;
scrissi versi, latrare di una cagna,
senza mai suscitare una emozione.
Disegno rime sulla tua lavagna
stese sul filo sotto l’acquazzone;
guardo quell’occhio che giammai si bagna
se non per la pietà verso un cialtrone.
Come il falsario il ferro tinge e indora,
sí da nobilitare l’opra sua;
sí quando a te rivolsi la mia prua
pur di sfiorare i tratti tanto amati
mi rivestii di panni trafugati:
e miserere mei, o mia signora.
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