La figlia delle rocce
Giorgia Spurio
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Le donne dei paesi sulle montagne
raccontano storie leggere come il vento,
portano fino al mare i loro soffi di vocali
e parole, leggende di amori e memorie.
Le donne sanno accarezzare i bambini
e prendere dalle nuvole sorrisi
nascosti nelle gabbie del tempo
tra le mani dei chitarristi del cielo.
Un passo, uno solo,
potrebbe allontanarci dal mondo,
da ciò che odiamo, da ciò che amiamo,
da ciò che non soffriamo, da ciò che desideriamo.
Le donne delle montagne lo sanno bene,
raccolgono lunghi capelli striati
in trecce, semplici, senza decorazioni,
un laccio di cuoio...
Eppure lo raccontano ancora,
della giovane che scalza
percorse le rocce e i boschi,
si immerse nei rossi tramonti,
attraversò i pendii, e velocemente
salutò i villaggi con un sorriso
lasciando un fiore...
Lei voleva vedere il mare.
Arrivò, con i piedi
sporchi di terra e pietra,
con i piedi feriti e tagliati,
con le gambe e le ginocchia
che tremavano...
Lei voleva solo vedere il mare
e si immerse nell’arancio dell’aurora,
nel sole che la benedì,
come un battesimo l’accolse
tra il sale e gli scogli.
E s’innamorò di lui, delle sue onde,
del profumo che porta l’acqua in autunno,
l’odore dei pescatori che partono
senza mogli né figli,
ne divenne amante, anima trafitta
tra le piume dei gabbiani.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Fadda Tonino6 agosto 2020
Bellissima come un sogno, ci puoi sognare dentro. Grazie

