Dal seno acerbo e storie mute
Rita Stanzione
1941 poesie pubblicate
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Quando bambina senza voce
I .
Sono bambina
che gran fatica appena metto
a fuoco l’ingenua schiena
in sette lune di rivolta
l’arancio chiuso a feto
la benda- velo, stele
a gocce. Il dentro sperso.
Forse è segreto di lenzuola
madide e presto fredde
da scostarsi. Sembrano altre
quando da conche al sole
fanno un biancore di peonia
corolla al seno acerbo.
II.
Stasera l’antro è bosco di serrande
chiuse. Il nascondino delle facce
per ludo vero. La proiezione fisica
lontanamente un’affezione:
non c’è parola a dirlo.
Il lutto si spalanca gli occhi.
E cosa avverti?
Assalto dalle ombre
I.
Notte cattiva
tutti i sogni affollati
perché non sa dormire (sola)
dove il tempo è terribile
di segni e tagli di lumi inferociti.
Lei bisbiglia ma solo a sé,
sfuma in punta di piedi.
II.
La bambina diviene senza stomaco
per quattro lunghi giorni
corpo di pietra
porta il peso del fiore
di terra nera
cade nel muschio delle ciglia.
Non cerca cibo e profusioni
schiva, riparo nella pelle
ghiaccio di luna, duro
che non si lascia respirare.
La bambina da qui in avanti
non c’è più.
III.
Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza
non averlo visto nel fondo.
Ora che non è lì, eccolo appieno
e povero, in una cifra molle.
Un cristo peculiare in niente
un Pallino qualunque -lei dice, e
vi sputa un secchio di noncuranza
dopo che l’ha smembrato vivo.
Rielaborare
I.
L’angelo bello infine viene a cancellare porte
si volterà a ruggire agli scorpioni
coperto di cespugli biondi - il Giorno.
>
-larga la paura
lasciata qui a mordersi la bocca.
II.
Per errore le si accostò
al sesso rosa e nudo
un ansimare scoordinato
saliva mosto e tabacco.
Per orrore non seppe, non gridò
dalle palpebre rosse
di oscurità contusa.
Piene di dita le sue mani
spingevano
schiacciavano le estranee
toccavano terra i piedi
irrigiditi senza sangue e
non seppe, non fuggì.
Anni di seno in nòcciolo
che si matura nelle T- shirt.
Anni che ancora conta dita
un perché cianotico freddo:
solo un gesto di forbici
e poi gettati al fuoco i moncherini,
guarda spegnersi il tutto
senza dimenticare.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Magnifica... (Lia)
elogi poetessa sempre valente S (carla composto)
Assalto delle ombre. Rielaborare. La sintesi. (Francesco Rossi)
Magistrale. Di impatto sociale. Inchino. (Francesco Rossi)
Gran bel lavoro mia cara Rita. Fraternamente. (Francesco Rossi)
Commenti (1)
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carla vercelli25 novembre 2020
Le storie delle donne sono talvolta storie dolorose, quasi sempre storie mute, come recita il titolo, in cui un silenzio imposto sin da piccole le disorienta, destabilizza e può far diventare poi in età adulta succubi, passive, paurose. Una magnifica poesia che traccia un percorso reale che io credo si possa contrastare con l’educazione non alla sottomissione ma alla mitezza, antitesi della violenza, che non teme il confronto ma è essenzialmente una virtù pacifica, che caratterizza chi ha coraggio. E le donne ne hanno avuto sempre tanto! Molto apprezzata!

