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Donne 25 novembre 2020 · lettura 2 min · 1348 letture

Dal seno acerbo e storie mute

Rita Stanzione 1941 poesie pubblicate
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Quando bambina senza voce I . Sono bambina che gran fatica appena metto a fuoco l’ingenua schiena in sette lune di rivolta l’arancio chiuso a feto la benda- velo, stele a gocce. Il dentro sperso. Forse è segreto di lenzuola madide e presto fredde da scostarsi. Sembrano altre quando da conche al sole fanno un biancore di peonia corolla al seno acerbo. II. Stasera l’antro è bosco di serrande chiuse. Il nascondino delle facce per ludo vero. La proiezione fisica lontanamente un’affezione: non c’è parola a dirlo. Il lutto si spalanca gli occhi. E cosa avverti? Assalto dalle ombre I. Notte cattiva tutti i sogni affollati perché non sa dormire (sola) dove il tempo è terribile di segni e tagli di lumi inferociti. Lei bisbiglia ma solo a sé, sfuma in punta di piedi. II. La bambina diviene senza stomaco per quattro lunghi giorni corpo di pietra porta il peso del fiore di terra nera cade nel muschio delle ciglia. Non cerca cibo e profusioni schiva, riparo nella pelle ghiaccio di luna, duro che non si lascia respirare. La bambina da qui in avanti non c’è più. III. Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza non averlo visto nel fondo. Ora che non è lì, eccolo appieno e povero, in una cifra molle. Un cristo peculiare in niente un Pallino qualunque -lei dice, e vi sputa un secchio di noncuranza dopo che l’ha smembrato vivo. Rielaborare I. L’angelo bello infine viene a cancellare porte si volterà a ruggire agli scorpioni coperto di cespugli biondi - il Giorno. > -larga la paura lasciata qui a mordersi la bocca. II. Per errore le si accostò al sesso rosa e nudo un ansimare scoordinato saliva mosto e tabacco. Per orrore non seppe, non gridò dalle palpebre rosse di oscurità contusa. Piene di dita le sue mani spingevano schiacciavano le estranee toccavano terra i piedi irrigiditi senza sangue e non seppe, non fuggì. Anni di seno in nòcciolo che si matura nelle T- shirt. Anni che ancora conta dita un perché cianotico freddo: solo un gesto di forbici e poi gettati al fuoco i moncherini, guarda spegnersi il tutto senza dimenticare.
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Rita Stanzione

Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.

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Gran bel lavoro mia cara Rita. Fraternamente. (Francesco Rossi)

Commenti (1)

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carla vercelli25 novembre 2020

Le storie delle donne sono talvolta storie dolorose, quasi sempre storie mute, come recita il titolo, in cui un silenzio imposto sin da piccole le disorienta, destabilizza e può far diventare poi in età adulta succubi, passive, paurose. Una magnifica poesia che traccia un percorso reale che io credo si possa contrastare con l’educazione non alla sottomissione ma alla mitezza, antitesi della violenza, che non teme il confronto ma è essenzialmente una virtù pacifica, che caratterizza chi ha coraggio. E le donne ne hanno avuto sempre tanto! Molto apprezzata!