Fratelli di dolore
Nelle onde il volto del cielo nero
incombe sul petto pesante, è l’ombra
di un sentiero perduto, che cova nel
profondo e urla raffiche pungenti
di parole
Mi ritrovo dunque allo specchio, nuda
e silente, senza veli né maschere,
con ai piedi le macerie della donna che fui
e non sono più, dell’anima forte che non
mi abbraccia più come una calda coperta,
che non mi sussurra più penose certezze
e verità rivelate
Affidarmi allora al canto dei menestrelli
e dei barboni da strada?
Avvicinarmi al gradino più basso
dell’esistenza per sentire il rumore
di piedi scalzi che avanzano strascicando,
per colmarmi del sangue rappreso che
forma uno scendiletto di parole non dette?
Si, e rimanere tra i derelitti, come una
compagna diletta, per cicatrizzare piaghe
che altrimenti nessuno risanerebbe
Non voglio più risalire, sto bene qui,
coi miei fratelli di dolore
©
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