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animafrattale
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E venne il giorno della grande bestia
quando ti fermasti temendo il peggio,
sbarrasti la porta e quella finestra
finanche l’alto balcone temendo.
A tutti negasti il tuo bianco volto
respirando piano l’aria malata.
Lontano saluti il braccio raccolto,
guardi inquieta la tua mano sfiorata.
Turbe perenni trattenute a stento
erompono violente tra i capelli,
ma l’occhio mio nei tuoi lucidi attento
legge chiaro i desideri novelli.
Ma poi finirà questa grande paura,
i nostri corpi toccheremo alfine,
mani leggere a placare l’arsura,
nuovi piaceri per scordar le spine.
©
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L'autore
animafrattale
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Nel piacere a presto. (Francesco Rossi)
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