Croce
Daniela Dessì
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Scende l’uomo dalla croce,
ferito.
Si apre la terra funestata,
sangue innocente,
redento per l’umano cammino.
Vuoto il sepolcro, scavato nella roccia:
sacro rifugio dall’ombra
che paventa l’oscurità.
Rinasce dallo spirito,
innalzando l’eremo sulla pendice del monte
dal quale proferì, con voce ferma e calzante,
le beatitudini.
Era lì, fonte del logos,
che pasce gli agnelli tra i belati servigi,
il buon pastore,
degno maestro accoglie a sé i figli prediletti,
colmi d’umano amore.
Ecco la rivelazione,
nel pugno la croce, salda, irremovibile,
come i millenni trascorsi, tra piaghe e persecuzioni.
E’ ancora lì, piegata sul dorso di chi soffre e sopporta le pene, i lamenti.
E’ lì a ricordarci chi siamo e d’ onde veniamo,
figli di un’umanità fuori dal tempo della storia,
di pagine bibliche, memori del popolo eletto
che ha stretto l’alleanza con Dio.
Dall’esodo in cammino.
auspica la terra promessa
colui che in patria
ritrova le radici, ritorna scalzo all’origine,
alla ricerca di sé,
sparpaglia il seme della vita.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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