Afghana e donna
Rita Stanzione
1941 poesie pubblicate
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Quel che resta di me
è un moncherino di gioia madido
in bende di negazione
ampie come lenzuoli – di cancellazione
aspre come fortezze di convivenza.
Quel che resta di me
è il feto- donna che viveva e poi
è tornato all’utero, murato.
Quel che resta di me è un frammento d’esistere
lo spettro nero che non vedete (più).
Che non vedete, la sovversiva
l’audace la portatrice d’eros
la libertà che fa spavento.
Quel che resta di me si ribellerà
all’ascia che ha tagliato i ponti
del camminare di là del male antropomorfo
inciderà le coltri su primavere calpestate.
Quel che resta di me è la voce bellissima
che continua a cantare, cieca luce
al cielo capovolto senza una musica.
Ma io non ho che questo canto
un canto- vento di apertura
di tutti i segreti che porto
mentre la vita soffoca – mentre
vorrei a svegliarmi un’onda rosa,
entrare in me tutte
quelle che hanno avuto coraggio per me
con i loro landai di lingua e cuore
restituirmi al mondo.
©
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L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
...ha suoni alti anche il tuo canto... (Lia)
sempre belle opere poetessa S (carla composto)
Commenti (1)
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carla composto22 novembre 2021
un risvegliare le coscienze per comprendere e valutare questa realtà belle righe di poesia a favore di queste donne calpestate soffocate il mio sincero elogio alla poetessa

