Un ultimo bagliore
Un ultimo bagliore; poi si spegne,
nel cielo sanguigno e ferito
di lunghe scie, tra nuvole pregne
di luce, il sole. L’ultimo vagito
del giorno annuncia la sera
che morbida si stende, un bel vestito,
sul dorso della terra. Ecco, severa,
compare nel cielo una face,
ancora fioca, ancor dolce. Nera,
la tenebra s’oscura, e tutto tace.
Adesso soltanto brilla una
stanca scintilla, mansueta e mendace:
scintillio argenteo: è la naufraga luna,
tra le onde del cielo equoreo;
ora che scura è la notte, nessuna
stella brilla di lume più corporeo,
né volto appare più chiaro
del volto suo, pallido e marmoreo.
Getta lo sguardo dall’alto sul raro
silenzio che avvolge il mondo
soltanto adesso; silenzio a me caro,
in cui navigo, mi perdo e sprofondo.
Si spegne il suo lume, ed intorno
resta sospeso il buiore profondo.
Un raggio mi tocca: è giorno.
©
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