Rimprovero al lamento
Dondolava forte al vento il vecchio abete
per sicurezza sua e dei passanti dalla punta
fu tagliato un lungo pezzo or la pianta
si lamenta avete ridotto di tanto e tanto
il mio orizzonte mai più vedrò quel cornicione
in primavera il nido delle rondini quel vociar
dei nati rondinini la sera la panchina degli
innamorati al mattino della vecchina il passo
lento verso la funzione mattutina e della
scuola il cortile e nel pomeriggio il gioco
dei ragazzi come mi giro solo mi sento
perduto andato il viver mio con il passato
un fumo acre si mischia dentro l’aria
una voce si sente caro abete non ti lamentare
che ancor sei vivo io sono la quercia secolare
un tempo tua vicina per vetustà recisa
nell’estate ora che è inverno sappi a pezzi
ardo e brucio in più camini qui a te vicini
si lamenta l’abete la quercia giustamente
si lamenta ma spesso noi stessi non lontano
guardando e ingiustamente ci lamentiamo
invece di goder e gioire dello nostro stato
©
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
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