Il dolore degli oppressi

Scrivere è per me VIVERE, non posso farne a meno. La scrittura per me non è terapia e nemmeno una forma di evasione. È qualcosa di più, scrivendo cerco di fare la conoscenza con me stessa. Penso che la poesia sia come un fiore. Il fiore ha bisogno d’ acqua e la poesia di stimoli, di lettura, di confronti... Non si fini
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Molto bello leggere le tue liriche armoniose (Antonietta Angela Bianco)
e profonde. Un abbraccio cara (Antonietta Angela Bianco)
Versi bellissimi e profondi, molto apprezzati! (Michelangelo La Rocca)
Sempre bello leggerti, un abbraccio (Silvia De Angelis)
poetessa, molto sentita! (Stefana Pieretti)
Letta con attenzione e molto apprezzata. (Pino Tota)
Letta e apprezzata molto, Sara. (antonio giuseppe perrone)
Un tema attuale e ben stilato. B. serata (Alberto De Matteis)
Commenti (7)
Una bella lirica che fa riflettere tanto sullo sfruttamento della mano d’opera soprattutto nell’agricoltura. Lavorano anche 12 ore al giorno, sotto il sole bruciante, non conoscono cosa sia il riposo, non sono pagati a dovere. Non possono neanche lamentarsi perché se vengono licenziati si trova subito chi li sostituisce. È veramente vergognoso che oggi esista tale situazione, specie tra gli extracomunitari che vengono trattati al limite dell’umano. Bisognerebbe ribellarsi ma non è facile per chi non ha alternative. Grazie cara poetessa
Versi di denuncia sociale contro lo sfruttamento dei lavoratori specie nel settore agricolo dove lavorano tanti extra comunitari per tante ore sotto il sole cocente portando a casa una misera manciata di euro, i tradizionali quattro soldi. È una vergogna, una piaga che resiste nel tempo senza che le autorità competenti facciano nulla per regolarizzare la situazione ripristinando la legalità. Complimenti alla poetessa siciliana per la sensibilità umana dimostrata scrivendo questi versi di elevato valore etico e sociale. Plauso.
Imprenditori senza scrupoli che sfruttano il faticoso lavoro di povera gente, costretta a una vita sacrificata, per poter racimolare quel poco per andare avanti...
lirica da brivido un brivido che si ripete ormai senza che venga risolta questa ingiustizia alleviando sofferenze a chi tanto onestamente lavora dando un giusto compenso e una vita dignitosa. Ma troppi sono gli indegni e approfittatori, una vergogna per l’umanità. Elogi cara poetessa!
Una forte opera poetica lontana dagli stereotipi ma immersa sulle rughe scolpite nel viso di uomini sfortunati e che sembra debbano pagare un eterno debito nei confronti della vita. Una piaga sociale descritta con vigore e che diventa un percorso obbligato per il lettore nel comprendere e condannare in una riflessione attenta...
E’ la storia degli emarginati, degli scarti della società che la poetessa descrive e denuncia con molta chiarezza. La poesia assume una funzione sociale di molto rilievo. Complimenti.
Tema molto attuale, purtroppo, che la poetessa Sara Acireale sviluppa e propone al lettore con dovizia di particolari e con la consueta e puntuale sensibilità. Il caporalato è ancora una terribile piaga sociale e le persone che lavorano sono molto spesso sfruttate oltre ogni dire. Il consiglio dell’Autrice è chiaro e netto: denunciare e ribellarsi a questi soprusi per non soccombere, stando alla mercé del padrone di turno o del caporale. Solo in tal modo si possono arginare e sconfiggere le tante angherie subite. Merito ed elogio alla poetessa per questo argomento ben trattato e scritto.







