Levate i calici
Duilio Martino
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Levate pure i calici
siate ingordi cogliendo frutti agli alberi
degli eccessi ma senza
disprezzare pochezze, i pezzetti,
il non sublime, l’umile, il meno rumoroso,
il sottile e invisibile...
certi spiragli tra nuvole cariche
e il frinire di insetti...
perché allorquando arriverrá l’inverno
quando tracce d’estate tuoneranno
in petto, quando in testa
le tempeste di sangue
riecheggeranno e le giostre e battaglie...
certe piccole cose
saranno il cibo vostro
solo se avrete imparato a raccoglierle
e saputo stiparle.
In quell’ultimo tratto
in quella grigia stanza e impoverita
di braci ardenti resteranno ceneri
e voglie di convivi
e d’orchestre e di palchi.
Non ci saranno corse a perdifiato
acrobatici voli
ma resteranno sotto mute ceneri
le cinigie sepolte
qualche pasto non lauto
il sorso d’aria e il rumore di pioggie
la carezza d’un gatto
le misere memorie che mai riempiono
briciole che non saziano.
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Duilio Martino
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