Mio figlio
Massimo Imperato
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Seppur giovine uomo
desiderar creatura
da coltivar nel corpo
e ancor nutrir nell'anima.
Senza una giusta donna
bramato figlio
crear non è possibile.
Credendo in miracolo d'amore,
giunge anelato
il pargolo sognato.
Padre, son padre adesso!
Immerso in paterno amore,
sogni, speranze, esempi,
dedico a te piccino,
per nove mesi atteso
accarezzando in grembo
il nuovo corpicino.
Marco, sei tu il bambino!
Ti ho dedicato i giorni
più delicati e intensi.
Dei primi anni gli attimi
intensamente vissi
accanto ai tuoi vagiti.
Stimoli educativi,
impronte personali,
la mente tua assetata
costante ho concimato.
Al tempo eri mio,
ed io il tuo papà.
Cassar non è possibile
cotanta dedizione,
impronta indelebile
in futura formazione.
Destino poi crudele
divise quell'unione
che la scintilla diede
alla tua procreazione.
Strappar l'amor materno
sicuro è sacrilegio,
e mesto ho sopportato
il tragico disagio.
Lontano sei cresciuto,
senza i miei urli rauchi;
piano hai dimenticato,
carezze, baci e giochi.
Lacrime nel silenzio
ho consumato invano,
nell'insperata attesa
di averti ancor vicino.
Nessuno mai però
da te potrà estirpar
quei tempi desiati
in cui eri con me.
Ti restano in eterno
mille attimi felici
fermi come la roccia,
immersi nei tuoi sogni,
pronti a tornare a galla
al tempo del bisogno.
©
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L'autore
Massimo Imperato
Sono un "ragazzo" di 61 anni nato a Perugia da genitori napoletani, cresciuto vicino Napoli ed oggi residente a Milano. A circa 10 anni ho iniziato ad indagare con crescente curiosità sul significato dell’esistenza. La ricerca e la "coltivazione" della spiritualità mi accompagnano tutti i giorni. Grazie a questo ho
Commenti (1)
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Berta Biagini1 febbraio 2008
versi che traboccano d'amore, cercando di far rivivere il passato in tutte le sue forme. Si sente la delusione di un padre che non riesce a rassegnarsi per la lontananza del - sangue del suo sangue - Molto bella la chiusa.

