Capricci d’equinozio
Giorgia Spurio
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Un raggio viola
in memoria di un autunno
che manca...
Le foglie non tardano ad arrossire
al sole e il mare placido
ci sorride per un’illusione
di dolcezza.
Il mondo accoglie sulle proprie
stanche tempie le dita
di donne scalze, carezze
o capricci, silenzi
nascosti da un rossetto sulle labbra
o da del mascara... sbavato sulle gote.
Ha la sembianza di una dea la sera,
inclina appena il collo e
scosta le ciocche ramate:
un solo respiro lungo,
una brezza che sembra figlia
di cieli d’equinozio.
E non si volta... e non la chiamiamo...
La guardiamo... senza pronuncia del suo nome,
in attesa come sposi all’altare,
noi, non che avidi arbusti,
scricchioliamo le nostre anime
finché ci dona un occhio
fulgido d’avorio,
una bocca tonda e timida
spoglia di rossetto,
pallida e lucida,
un profilo sottile, imperfetto, magico.
Un’ipnosi, mentre le ninfe trasparenti
celesti, d’acqua danzano le mani
nell’aria, sempre più su
in punta di piedi, fino a sparire
tra i nervi e le vene del buio, avvolte
dalle sue spalle grigie e robuste,
cantando, ridendo, scomparendo.
Un soffio flebile
d’equinozio dimenticato, uno solo
dal profilo di lama bianca, dama
del non più giorno,
capricci o carezze
da lei, nel ghirigoro di una stanza
senza muri né mobili,
un velo a coprirle le fossette...
Vorremmo vederla,
vederla sorridere.
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Giorgia Spurio
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