Quel ramo secondario del Ticino
Verso la sponda di Vigevano rapido
corre il ramo principale del Ticino
acque limpide azzurre con gran
voglia poi di buttarsi mescolarsi
più avanti con del Po quelle sue
sorelle ma qui a Motta accanto
al primo più lento si muove un ramo
secondario come pur a lui vicino
un piccolo corso detto Canalino,
dei sabbioni dividono i due rami
pochi qui affioranti arbusti come
residui di tronchi e rami lì arenati
dopo del fiume le gran piene, solo
sul ciglio del piccolo canale vi trovi
fiori giunchi salici sambuco saponaria
altri arbusti varia vegetazione flora
dalle leggi ora protetta e controllata
un tempo per i più poveri fonte
di misero e povero lor guadagno,
da qui un bosco rigoglioso s’estende
e inizia più lontano e non d’ombra
o d’altra al sole protezione il ciglio gode.
Di questo ben affrescato e dipinto
quadro dicono i vecchi che d’allora
poco sia cambiato dai tempi dei nonni
paterni di mio padre, oggi a due passi
sono dal fiorente decorato colorato
del Canalino ciglio, nelle sue acque si riflette
il bagliore di un forte accecante sole
dal bosco di corvi litiganti il gran gracchiare
della corrente il fluente lento
mormorio la mente mia si sveglia
e si mette a frugare nelle memorie di mio
padre nei suoi ricordi dei nonni da bambino
e quel suo caro ricordo allora raccontato
par rianimarsi e prender vera viva vita,
quella vita qui allor giorno per giorno spesa
fuor che nei freddi tormentati inverni dall’alba
senza sosta fino tarda scura e buia sera
che nel bagliore che acceca e a terra la mia
ombra stende ecco muoversi come protette
da questo scuro velo due figure curve piegate
nell’acqua immerse fino alle ginocchia
che tagliano senza sosta roncola alla mano
con gesto ratto i tremolanti teneri giunchi
lì affioranti che docili si offrono a quei
gesti e così scorre il tempo qui nell’ombra
come nella vigile mia pensante mente
alto è ora il sole e la lor fatica è tanta
una campana da lontano l’ora segna
e con rintocchi annuncia il mezzogiorno
ci si ferma una crosta di pane e di vino
poco misto ad d’acqua sorsi che i morsi
della fame e l’arsura delle gole a mitigare
vanno, poi con quei gesti ritmati riprendere
a tagliare or l’ombra se ne muore e la vision pure
scompare ma come mio padre ricordava
e raccontare ancor lì pronti a tagliare immersi
con acqua fino alle ginocchia in un secondario
ramo del Ticino con netto preciso gesto ratto
teneri giunchi per farne solide fascine
cesti canestrelli di sedie impagliature
e graticci poi vi prenderanno forma
e per la famiglia il pane assicurato
una vita grama ma con dignità vissuta
©
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L'autore
giuseppe gianpaolo casarini
Nato a Milano il 25-04-1940 Residente a Binasco (MI) Pensionato Dr. in Chimica Industriale M.Sc. Specialista in Scienza e Tecnica dei Fenomeni di Corrosione
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Uno splendido squarcio di vita, colmo (Alberto De Matteis)
di ricordi e tanta nostalgia. Buongiorno (Alberto De Matteis)
Elogio! ricordi indelebili. Un caro saluto. (Giovanni Ghione)
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