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Amore 30 dicembre 2024 · lettura 4 min · 29 letture

Come fosti dal primo giorno

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Con occhi di miele vestiti di purezza e capelli lunghi sciolti nella leggerezza della tua immensa bellezza, ti vidi dinanzi la porta del mio tenero cuore. Non fosti una vista fu follia a prima vista. Pazzamente innamorato mi entrasti nella mente col tuo fare dolcemente e intensamente. L’attrazione ci cercava in momenti di passione, quando venivi da me fuggendo dall’incomprensione. Ogni volta in quel caffè desiderato, invano mi illudevo disperato, mentre nell’intimo mio segreto ti giuravo eterno amore. Ti avrei dato il cielo ed il mare e tu sapevi che per te l’avrei potuto fare. Non volevi me, ma cercavi me. Eri attratta dal mio essere divertente e seducente e fingendoti colpita ti lasciavi conquistare, mentre uomini maliziosi si congratulavano con me, sbavando di te come fossi un trofeo da possedere. Non potevano capire l’intensità del mio amore, non potevano sentire l’innocenza del mio cuore. Tu davi luce alla mia esistenza e una ragione alla mia speranza, mi caricavi di un energia madornale quasi fossi immortale! . Ovunque andavamo al centro dell’attenzione eravamo l’attrazione, non ci potevano fermare!, se pur solo per quel momento io e te, una coppia fenomenale! . Ogni volta che rientravo ero una mina di emozioni, poi però stranamente all’improvviso dopo un po’ scoppiava invece una gran disperazione. Mi sentivo soffocare dal tuo silenzio inaspettato, quasi fossi nell’oblio sprofondato! . Non mi andava di lavorare, non mi veniva di mangiare, stanco di pensare e tribolare, lottai con me stesso con il mio ‘io’ razionale. La ragione vinse il cuore, la verità venne alla luce e mi fece tanto male. Ogni tua azione mi fioriva nella mente accapponandomi la pelle. Ti cercavo per capire e ti vedevo svanire, ti allontanavo per non soffrire e ti vedevo ritornare. Qualcosa di oscuro c’era in te che voleva proprio me. Era il tuo modo di agire per scaricare e consumare la mia energia vitale. Mi portasti in quell’albergo, sul fiume del tuo peccato, dove tu eri già stata chissà quante volte donna spensierata!, per giocare a far l’amore, regalando il tuo sapore. Nonostante stessi male ti volevo solo abbracciare, dimenticare tutto e lontano ricominciare. Ma nell’inganno del mio cuore poco più giovane di te, ti rivelasti a me, per quella che eri sempre stata e capii che da allora non ti avrei più cercata. Per scacciarti dalla mente mollai tutto, e presi un treno lentamente, guardando dal finestrino quel distacco sofferente. Poi in tempo inaspettato di un giorno ormai lontano volasti in aeroplano e ti trovai a mia insaputa su da me con un aria risoluta. Nonostante il mio gran dolore e le ferite ancora aperte del mio cuore, ascoltai le tue ragioni nell’inganno delle tue parole, come fosti dal primo giorno concubina del tuo male. Avrei voluto dirti: « Tu sapevi dal primo istante che eri già la mia luce ed il mio sole, ma fingendo di non capire piangevi lacrime bugiarde di dolore, che dicevano che soffrivi tanto per amore e se mi fossi innamorato sarebbe stato solo un grosso errore, perché il tuo cuore era già impegnato. E mentre io asciugavo le nostre lacrime con la spugna del mio cuore, tu consumavi il tuo piacere altrove per poi correre da me perché nessun altro ti faceva divertire quanto me. Quello che mi hai preso con l’inganno non ha alcun valore. Se non volevi me perché poi mi cercavi? . Ed ora che sei venuta a fare? . Ormai è troppo tardi... non ti posso più amare! ». Ma ti dissi solamente: « Addio per sempre a me non ci pensare! ».
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